Settembre122014
And but so oggi è il 12 settembre 2014, che è l’anniversario del 12 settembre 2008, che è il giorno in cui David Foster Wallace decise di approfittare di quel paio d’ore d’assenza della moglie Karen Green per mettere in ordine il seminterrato, sistemare per Michael Pietsch il manoscritto provvisorio di quello che sarebbe diventato Il re pallido, uscire nel patio di casa, inchiodare la cintura di cuoio alla trave del portico, trasformarla in un cappio, infilarvi la testa, salire su una sedia e scalciarla via da sotto i propri piedi. Oggi insomma è il 12 settembre 2014 e ho questa impressione straniante per cui è come se David Foster Wallace si fosse impiccato oggi per la settima volta, una per ogni anno, e che per la settima volta sia morto ancora, e così mi abbia ricordato che è morto, e che non c’è molto altro da dire. Il che è particolarmente fastidioso per me che non riesco a liberarmi di quel filo di tragico e melodrammatico che mi sembra sempre invadere fastidiosamente quanto scrivo riguardo a queste cose, agli autori dei quali mi affeziono, alle cose che — per quanto astratte, impaginate, immaginarie, costruite nella mia mente — mi mancano. (via In memoriam DFW - Pensieri sparsi sulla mancanza di un autore - Finzioni)

And but so oggi è il 12 settembre 2014, che è l’anniversario del 12 settembre 2008, che è il giorno in cui David Foster Wallace decise di approfittare di quel paio d’ore d’assenza della moglie Karen Green per mettere in ordine il seminterrato, sistemare per Michael Pietsch il manoscritto provvisorio di quello che sarebbe diventato Il re pallido, uscire nel patio di casa, inchiodare la cintura di cuoio alla trave del portico, trasformarla in un cappio, infilarvi la testa, salire su una sedia e scalciarla via da sotto i propri piedi. Oggi insomma è il 12 settembre 2014 e ho questa impressione straniante per cui è come se David Foster Wallace si fosse impiccato oggi per la settima volta, una per ogni anno, e che per la settima volta sia morto ancora, e così mi abbia ricordato che è morto, e che non c’è molto altro da dire. Il che è particolarmente fastidioso per me che non riesco a liberarmi di quel filo di tragico e melodrammatico che mi sembra sempre invadere fastidiosamente quanto scrivo riguardo a queste cose, agli autori dei quali mi affeziono, alle cose che — per quanto astratte, impaginate, immaginarie, costruite nella mia mente — mi mancano. (via In memoriam DFW - Pensieri sparsi sulla mancanza di un autore - Finzioni)

Agosto262014
Agosto252014
Ricorre oggi il sessantacinquesimo anniversario della nascita di Martin Amis, uno degli scrittori più controversi d’Inghilterra. Figlio dell’altrettanto noto Kingsley Amis, esponente di spicco del postmodernismo inglese, candidato al Booker Prize nel 1991 con La Freccia del Tempo – romanzo originale che racconta in forma autobiografica la storia di un medico coinvolto nelle torture agli ebrei durante l’Olocausto – e vincitore del James Tait Black Memorial Prize con il memoir Esperienza, Amis si è rivelato negli anni un autore prolifico votato alla rappresentazione in chiave grottesca e caricaturale dei paradossi della società capitalistica occidentale, caratterizzandosi per una verve linguistica che lo ha fatto incoronare dal New York Times maestro della «nuova sgradevolezza». Si potrebbe parlare dei suoi celebri romanzi Money (1984) e London Fields (1989) che, ritraendo sullo sfondo di vicende narrative diverse gli stessi sordidi sobborghi attraversati da anti-eroi incastrati nell’inutilità della loro vita, rappresentano la parte più apprezzata della sua produzione letteraria; si potrebbe analizzare l’educazione sentimentale e sessuale dei personaggi in La vedova incinta; o ancora si potrebbero riassumere le linee tematiche del suo più recente e discusso Lionel Asbo.

 (via Di Martin Amis (e altri scrittori vituperati) - Finzioni)

Ricorre oggi il sessantacinquesimo anniversario della nascita di Martin Amis, uno degli scrittori più controversi d’Inghilterra. Figlio dell’altrettanto noto Kingsley Amis, esponente di spicco del postmodernismo inglese, candidato al Booker Prize nel 1991 con La Freccia del Tempo – romanzo originale che racconta in forma autobiografica la storia di un medico coinvolto nelle torture agli ebrei durante l’Olocausto – e vincitore del James Tait Black Memorial Prize con il memoir Esperienza, Amis si è rivelato negli anni un autore prolifico votato alla rappresentazione in chiave grottesca e caricaturale dei paradossi della società capitalistica occidentale, caratterizzandosi per una verve linguistica che lo ha fatto incoronare dal New York Times maestro della «nuova sgradevolezza». Si potrebbe parlare dei suoi celebri romanzi Money (1984) e London Fields (1989) che, ritraendo sullo sfondo di vicende narrative diverse gli stessi sordidi sobborghi attraversati da anti-eroi incastrati nell’inutilità della loro vita, rappresentano la parte più apprezzata della sua produzione letteraria; si potrebbe analizzare l’educazione sentimentale e sessuale dei personaggi in La vedova incinta; o ancora si potrebbero riassumere le linee tematiche del suo più recente e discusso Lionel Asbo.

(via Di Martin Amis (e altri scrittori vituperati) - Finzioni)

Agosto212014
Luglio112014
Ricordate quel posticino in cui ogni estate i vostri genitori vi portavano per trascorrere buona parte delle vacanze estive? Quel campeggio, quella pensione, quell’hotel dove ogni anno ritrovavate gli amici “dell’estate”, quelli che ogni anno sembravano più grandi, a volte più simpatici, talvolta sempre antipatici e molto spesso decisamente cresciuti? Avete presente L’ultima estate al bagno Delfino e tutto ciò che riguarda la parola villeggiatura? E la chiamano estate delle sorelle Mariko e Jillian Tamaki, pubblicato da Bao Publishing e in uscita proprio nel mese più caldo dell’anno, è un mix di tutto ciò, e saprà portare nel vostro cuore tutte le emozioni e i profumi di quelle settimane passate in spiaggia con mamma, papà, nonni e amici.Per leggere l’articolo completo clicca qui, o sull’immagine qui sopra!

Ricordate quel posticino in cui ogni estate i vostri genitori vi portavano per trascorrere buona parte delle vacanze estive? Quel campeggio, quella pensione, quell’hotel dove ogni anno ritrovavate gli amici “dell’estate”, quelli che ogni anno sembravano più grandi, a volte più simpatici, talvolta sempre antipatici e molto spesso decisamente cresciuti? Avete presente L’ultima estate al bagno Delfino e tutto ciò che riguarda la parola villeggiatura? E la chiamano estate delle sorelle Mariko e Jillian Tamaki, pubblicato da Bao Publishing e in uscita proprio nel mese più caldo dell’anno, è un mix di tutto ciò, e saprà portare nel vostro cuore tutte le emozioni e i profumi di quelle settimane passate in spiaggia con mamma, papà, nonni e amici.

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Luglio102014
saramago isola sconosciuta Per una volta, il libro, consigliatemelo voi.

Il fatto è questo: non è che perché uno scrive su un blog di letteratura, allora ogni due settimane può avere il tempo di leggere un libro – per quanto piccino esso sia – e poi trovare pure il tempo di scrivere un pezzo sul libro letto, cercando di essere simpatico, disinvolto, piacione ed anche un po’ deficiente…

(clicca sulla foto per leggere il post completo)

saramago isola sconosciuta Per una volta, il libro, consigliatemelo voi.

Il fatto è questo: non è che perché uno scrive su un blog di letteratura, allora ogni due settimane può avere il tempo di leggere un libro – per quanto piccino esso sia – e poi trovare pure il tempo di scrivere un pezzo sul libro letto, cercando di essere simpatico, disinvolto, piacione ed anche un po’ deficiente…

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Luglio92014
Luglio82014
Il, lo, la, i, gli, le. Quando non si sa come iniziare un articolo, si parte da qualcosa che non ha apparente connessione col tema e, questa filastrocca che si manda a memoria in prima elementare per imparare gli articoli determinativi è stata la prima amenità che il mio cervello ha estratto dal suo cilindro coi conigli morti. Immagine succulenta, n’è vero? Sia messo agli atti, però, che ho già guadagnato abbastanza battute su questo foglio telematico, tante da far finta di aver scritto un bel po’ di cose interessanti quando invece, come mio solito, temporeggio senza bere spuma.
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Il, lo, la, i, gli, le. Quando non si sa come iniziare un articolo, si parte da qualcosa che non ha apparente connessione col tema e, questa filastrocca che si manda a memoria in prima elementare per imparare gli articoli determinativi è stata la prima amenità che il mio cervello ha estratto dal suo cilindro coi conigli morti. Immagine succulenta, n’è vero? Sia messo agli atti, però, che ho già guadagnato abbastanza battute su questo foglio telematico, tante da far finta di aver scritto un bel po’ di cose interessanti quando invece, come mio solito, temporeggio senza bere spuma.

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Luglio12014
“Irene, quello che le mostrerò deve restare confidenziale, per il suo bene.” Una ragnatela di capillari emerse dalla pelle sottile delle sue tempie. Avevo accettato di incontrare quell’uomo su una panchina senza rendermi conto che all’alba il parco sarebbe stato deserto. Mi piegai per sfilare alcune foglie secche dai tacchi. “Lei è uno psicologo, un collega di mia madre, vero?” dissi. “Non l’ho vista al suo funerale.”
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“Irene, quello che le mostrerò deve restare confidenziale, per il suo bene.” Una ragnatela di capillari emerse dalla pelle sottile delle sue tempie. Avevo accettato di incontrare quell’uomo su una panchina senza rendermi conto che all’alba il parco sarebbe stato deserto. Mi piegai per sfilare alcune foglie secche dai tacchi. “Lei è uno psicologo, un collega di mia madre, vero?” dissi. “Non l’ho vista al suo funerale.”

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Giugno262014
Riparte la Coppa dei Lettori, il nostro premio letterario preferito perché ce lo facciamo noi lettori. Eccoci di nuovo qui, dopo una breve pausa sfruttata per rinfrescarci tutti la memoria sui romanzi finalisti con brioches e interviste davvero interessanti. (Non le avete viste? Le trovate tutte qui, in fila, nella nostra pagina dedicata alla Coppa!)
I romanzi finalisti sono cinque e chi li ha letti tutti può assicurare che ci sono tantissimi ottimi motivi per votare ognuno di essi e che ci sarebbero tantissimi ottimi motivi per cui ognuno di essi meriterebbe di vincere. Ancora una volta, i finalisti sono:
La pelle dell’orso, Matteo Righetto
Tuttissanti, Teresa Ciabatti
La terra del Sacerdote, Paolo Piccirillo
Gli eroi imperfetti, Stefano Sgambati
L’età dell’oro, Gianluca Morozzi
(clicca sull’immagine qui sopra per leggere tutto l’articolo!)

Riparte la Coppa dei Lettori, il nostro premio letterario preferito perché ce lo facciamo noi lettori. Eccoci di nuovo qui, dopo una breve pausa sfruttata per rinfrescarci tutti la memoria sui romanzi finalisti con brioches e interviste davvero interessanti. (Non le avete viste? Le trovate tutte qui, in fila, nella nostra pagina dedicata alla Coppa!)

I romanzi finalisti sono cinque e chi li ha letti tutti può assicurare che ci sono tantissimi ottimi motivi per votare ognuno di essi e che ci sarebbero tantissimi ottimi motivi per cui ognuno di essi meriterebbe di vincere. Ancora una volta, i finalisti sono:

La pelle dell’orso, Matteo Righetto

Tuttissanti, Teresa Ciabatti

La terra del Sacerdote, Paolo Piccirillo

Gli eroi imperfetti, Stefano Sgambati

L’età dell’oro, Gianluca Morozzi

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